Sindarin - Appunti di lavoro
di Helge k. Fauskanger - traduzione di Gianluca Comastri

i tratta di alcune note interessanti di Helge Fauskanger, presenti nelle versioni precedenti dell'articolo sulla lingua Sindarin in Ardalambion e non più riproposte come tali nell'edizione attualmente pubblicata, delle quali si ritiene utile mantenere evidenza. Va comunque specificato che taluni concetti inerenti le mutazioni consonantiche sono stati riveduti e ridiscussi, e di essi invitiamo a prendere visione diretta alla pagina sopracitata.

Il malinteso

Va menzionato che Tolkien per circa quarant'anni fraintese la storia del Sindarin e tenne in considerazione un'idea totalmente erronea circa le sue origini. Egli pensava che questo fosse il linguaggio, non dei Sindar, ma dei Noldor! Questo è il motivo per cui i vocaboli Sindarin sono marcati con "N" per "Noldorin" ne Le Etimologie (LR:347-400). Più tardi, Tolkien deve aver preso a domandarsi come gli Elfi di Valinor potrebbero aver sviluppato due linguaggi tanto differenti quanto il Quenya ed il "Noldorin" quand'essi vivevano fianco a fianco, gli Elfi essendo immortali e tutto il resto. Alla fine, Tolkien sistemò [la faccenda, N.d.T.]: nelle sue origini, il Sindarin non ebbe nulla a che fare coi Noldor e non era affatto un linguaggio Valinóreano; esso fu sviluppato dai Sindar nella Terra di Mezzo. PM:78 documenta come Tolkien finalmente realizzò questo mentre scriveva le Appendici a SdA. Naturalmente, il malinteso era affatto comprensibile, dato il fatto che i preminenti parlatori di Sindarin nei racconti della Terra di Mezzo erano di fatto i Noldor. In quel senso, il Sindarin fu invero un linguaggio "Noldorin".

LA STRUTTURA DEL SINDARIN

Nella seguente discussione della struttura del linguaggio Grigio-elfico, tratteremo delle complesse regole per la variazione delle consonanti iniziali durante la discussione dei sostantivi, sebbene anche altre parti dell'idioma siano affette da tali inconsueti fenomeni fonologici.

I SOSTANTIVI

Originariamente, il sostantivo Sindarin aveva tre generi: singolare, plurale e duale. Tuttavia, si era detto che la forma duale divenne al principio obsoleta eccetto che nelle opere scritte (Lettere:427). D'altra parte, si sviluppò una cosiddetta classe plurale; vedere sotto.

Come nella maggior parte dei linguaggi, la forma singolare è quella elementare, non inflessa del sostantivo. Il plurale è nella maggior parte dei casi formato dalla modifica delle vocali del vocabolo invece dell'aggiunta di desinenze: Amon "colle", emyn "colli", aran "re", erain "re" [questa in italiano non rende! N.d.T.]. Vi sono pochi sostantivi inglesi che formano i loro plurali in una simile maniera: man pl. men, woman pl. women (pronunciato "wimen"), goose pl. geese, mouse pl. mice etc. [Per contro vi sono parecchi sostantivi italiani che invece si comportano proprio così, N.d.T.]. Ancora l'inglese usualmente fa affidamento sulla desinenza plurale -s. In Sindarin, il trucco di cambiare le vocali è l'usual modo di formare i plurali. Da ultimo, ciò risale ai fenomeni di umlaut. Il primitivo linguaggio aveva una desinenza plurale *-î, ancora presente in Quenya come -i (come in Quendi, Atani etc). Quando la forma plurale di, diciamo, tulus "pioppo" è tylys, ciò è in quanto le u erano affette dall'antica desinenza plurale * mentre quest'ultima era ancora presente. La forma plurale di tulus deve essere stata qualcosa come *tulus(s)î (o pure il più antico *tyulussî, cfr. LR:395); quindi le u furono assimilate alla finale *î e divennero y: *Tylys(s)î. Ancora più tardi, la vocale finale responsabile dell'assimilazione fu perduta, ma lasciò il suo marchio sulla forma plurale del vocabolo: la y rimasta. Le vocali con umlaut erano in effetti divenute l'indicatore di pluralità, dacché la desinenza era sparita.

Modelli plurali Sindarin

Qui vi sono alcuni dei modelli plurali Sindarin, sebbene quanto segue non sia in nessun modo tutto ciò che vi è da dire circa tale complicato soggetto. Gli esempi comprendono alcuni aggettivi; gli aggettivi si accordano nel genere e formano i loro plurali secondo gli stessi modelli dei sostantivi. (Alcuni obsoleti modelli plurali "Noldorin" possono essersi insinuati in tale lista.) Le radici cui ci si riferisce (SMAL, PAN etc.) si trovano nelle Etimologie in LR:347-400.

La lunga â diviene al plurale ei, almeno in "Noldorin":

mâl "polline", pl. meil (SMAL)
pân "tavola", pl. pein (PAN)
Nel Sindarin in stile SdA, dovremmo probabilmente leggere *mail, *pain. È in ogni caso chiaro che una singola corta a seguita solamente da una consonante diviene ai:
tal "piede, gamba" pl. *tail
(vedere l'Appendice del Silmarillion per tal, mentre il pl. lenito dail si trova in in tad-dail [WJ:388]. Nelle Etimologie troviamo tâl pl. teil [TAL], cfr. sopra.)

La a breve usualmente diviene e quand'è seguita da due consonanti:

lalf "olmo", pl. lelf (ÁLAM)
rhanc "braccio", pl. rhenc (RAK)
narn "racconto", pl. nern (MR:373)
...ma quando tali due consonanti sono nt, la vocale può divenire invece ai: cant "sagoma, forma", pl. *caint. (Il plurale è attestato nel composto morchaint, "ombre", lett. "forme oscure"; vedere l'Appendice del Silmarillion, voce gwath. La modifica c > ch seguendo r è regolare.)
In un caso attestato, a diviene ei: alph "cigno", pl. eilph (UT:265).

La lunga ê diviene al plurale î:

hên "occhio", pl. hîn (KHEN-D-E)
têw "lettera, segno", pl. tîw (WJ:396)
La corta e diviene ei quand'e seguita da una sola consonante:
cef "suolo", pl. ceif (KEM)
...ma i prima di un gruppo di consonanti:
fern "morto", pl. firn (PHIR)
telch "gambo", pl. tilch (TÉLEK)
Cfr. anche l'elemento finale in muinthel, pl. muinthil ("cara sorella", muin + thel; vedere THEL, MOY) e muindor "caro fratello", pl. muindyr (TOR).

Radici in o hanno plurali in y; similmente, radici in ô hanno le forme plurali in y^ (per qualche ragione è del tutto inconcepibile per molti elaboratori che qualcuno possa effettivamente voler piazzare un circonflesso su di una Y):

orch "Orco" pl. yrch (ÓROK)
toll "isola", pl. tyll (TOL)
pôd "piede d'animale", pl. py^d (POTÔ)
Anche la combinazione io diviene y (per *iy):
hniof "cappio", pl. hnyf (SNEW)
[Cfr. anche thalion "eroe", pl. thelyn (STÁLAG)]
Per hniof pl. hnyf dovremmo probabilmente leggere *niof pl. *nyf; il suono hn (n afona) è a stento valido in Sindarin maturo. (In SdA Appendice E, apprendiamo che le nasali afone "erano d'assai rara occorrenza nei linguaggi interessati".)

Nel "Noldorin" delle Etimologie, radici in au (compitato aw alla fine) formano i loro plurali in ui:

naw "idea", pl. nui (NOWO)
rhaw "leone", pl. rhui (RAW)
saw "succo", pl. sui (SAB)
gwaun "oca", pl. guin (per **gwuin, WA-N-)
Notare, comunque, che l'eminente Sindarinista David Salo pensa che questo sia un obsoleto modello "Noldorin" Ed assume che in Sindarin maturo, tali sostantivi avessero plurali in oe: *noe, *rhoe, *soe, *gwoen.). In WJ:187, Neben-naug "Nanerottolo" sembra avere la forma plurale Nibin-noeg (forma plurale anche in UT:148).

Radici in ei- formano i loro plurali in î:

feir "mortale" (sostantivo), pl. fîr (PHIR, WJ:387)
sein "nuovo", pl. sîn (SI)
thlein "sottile", pl. thlîn (SLIN)

Evidentemente geil "stella", pl. gîl, appartiene alla medesima categoria, sebbene nell'edizione pubblicata delle Etimologie si abbia l'impressione che gîl sia il singolare e geil la forma plurale (radice GIL). Christopher Tolkien nota che le voci sotto G "presentano praticamente la stessa apparenza di quelle sotto la E", le quali a loro volta descrisse come "particolarlmente confuse e difficili" (LR:357, 355). Pertanto, non è in alcun modo inverosimile che egli fraintendesse l'originale manoscritto di suo padre. In proposito, geil dovrebbe probabilmente essere gail nel Sindarin in stile SdA.

Radici con le vocali A-A formano plurali in E-AI:

aran "re", pl erain (3AR)
Adan "uno dei Dúnedain", pl. Edain (Silm. Appendice)
lavan "animale", pl. levain (WJ:416)
(Nelle Etimologie vi è un certo numero di esempi di a-a che pluralizzano in e-ei invece di e-ai; tali forme sono apparentemente rese obsolete da una revisione che Tolkien operò più tardi. Vi sono anche esempi di a-a che diviene e-e al plurale; alcune di tali forme possono essere valide. Vedere sotto.)

Radici del modello A-O hanno plurali in E-Y:

annon "porta" pl. ennyn (AD)
Cfr. anche Olfannor e Gulfannor, epiteti Sindarin dei Valar Mandos e Lórien, noti al collettivo come i-Fennyr (o Fennir, ma non vi sono altri esempi di A-O che divengono E-I).

Le vocali I-O divengono I-Y: ithron "stregone", pl. ithryn (UT:388, 390)

Radici con le vocali A-E hanno plurali in E-I:

angren "ferreo [agg]", pl. engrin (ANGÂ)
lalwen "olmo", pl. lelwin (ÁLAM)
lhaden "chiarito", pl. lhedin (LAT)
malen "giallo", pl. melin (SMAL)
arphen "un nobile", pl. erphin (WJ:376)

Radici del modello E-E hanno plurali in E-I:

elen "stella" pl. elin (WJ:363)
Edhel "Elfo" pl. Edhil (WJ:364)
ereg "spina" pl. erig (ERÉK)
Cfr. anche penedh "Quende, Elfo", pl. penidh (KWEN[ED]). Ma tale termine dalle Etimologie non è evidentemente valido in Sindarin maturo (WJ:362 afferma che nessun affine del Quenya Quendë era usato in Sindarin).

La e finale diviene i anche nel caso di radici del modello I-E o Í-E:

Lindel "Elfo Nandorin" pl. Lindil (WJ:385)
fíreb "mortale" pl. fírib (WJ:387)

Radici del modello O-E cambiano pure la finale e in i, ma la o è mutata in oe:

Morben "Elfo Scuro" pl. Moerbin (WJ:376)
Riguardo a composti di tale modello, comunque, Tolkien nota: "La forma normale del primo elemento era spesso ripristinata quando la natura della composizione rimaneva evidente" (WJ:376). Perciò rochben "cavaliere" (roch "cavallo" + pen, -ben "persona") potrebbe avere il plurale rochbin così come roechbin. (Se il primo elemento aveva la vocale a, tuttavia, essa era usualmente soggetta ad umlaut in e: arphen "un nobile", pl. erphin.)

Radici del modello O-O hanno plurali E-Y, OE-Y o (raramente) E-E:

golodh "Noldo", pl. gelydh (vedere Golodhrim nell'Indice del Silmarillion) OPPURE goelydh (WJ:379)
nogoth "nano", pl. noegyth (WJ:388)
doron "quercia", pl. deren (DÓRON)
orod "monte", pl. ered o eryd (ÓROT; una terza forma ereid non è probabilmente valida in Sindarin maturo)
La variazione oe vs. e (goelydh o gelydh) può essere facilmente armonizzata. Sembra che oe tendesse a divenire e; nelle Etimologie troviamo sia arnoediad che arnediad per "innumerevole" (NOT), ed anche forme doppie come doelio o delio "celare" (DUL) od hoeno o heno "iniziare improvvisamente" (KHOR - a proposito, questo è indubitabilmente un travisamento per *hoerio ed *herio). Così il pl. di nogoth potrebbe essere negyth così come noegyth (la forma negyth è effettivamente attestata in WJ:338: Athrad-i-Negyth, "Guado dei Nani"). Popoli della Terza Era che scrivevano in Sindarin dovevano probabilmente pluralizzare O-O in E-Y piuttosto che secondo l'arcaico modello OE-Y.

Le vocali U-U divengono Y-Y: tulus "pioppo", pl tylys (TYUL)

Modelli plurali di dubbia autorità: nelle Etimologie vi sono alcuni modelli plurali che non sono probabilmente validi in Sindarin maturo; Tolkien effettuò revisioni. Affermavo sopra che il regolare plurale di radici A-A è E-AI, ma in Etim vi sono esempi di A-A che diviene invece E-EI:

adar "padre" pl. edeir (or eder) (ATA)
balan "Vala" pl. belein (or belen) (BAL)
nawag "nano" pl. neweig (or neweg) (NAUK)
habad "riva" pl. hebeid (SKYAP)
talaf "suolo, pavimento" pl. teleif (TAL)
Ritengo che tutti questi possano essere innocentemente ignorati da popoli che scrivevano in Sindarin maturo. Nel Silmarillion, il plurale di Balan è affermato essere Belain, non Belein o Belen (vedere val- nell'Appendice del Silmarillion). Delle forme nawag pl. neweig, neweg possiamo accettare nawag pl. neweg come valida, cfr. WJ:209. Nondimeno, il normale vocabolo Sindarin per "nano" è Nogoth pl. Noegyth o più tardi Negyth (WJ:388, 338), e tali forme sono da preferire. Le forme hebeid e teleif furono evidentemente rese obsolete dalla medesima revisione che mutò belein im belain. Il modello A-A > plurale E-AI è assai ben attestato in Sindarin maturo, così gli scrittori dovrebbero probabilmente ignorare i plurali hebeid e teleif ed utilizzare invece *hebaid, *telaif. Pure nelle Etimologie, il pl. di aran "re" è dichiarato essere erain, non **erein. La radice in questione è 3AR, e destanto interesse, Christopher Tolkien ci informa che "le poche voci sotto l'iniziale retrospirante 3 furono depennate e rimpiazzate più leggibilmente" (LR:361). Forse tale rimpiazzo fu eseguito dopo che la prima versione delle Etimologie era stata completata, e Tolkien ebbe effettuato la revisione E-EI > E-AI nel frattempo.

Vi è anche un esempio di o-o avente una forma plurale in e-ei: orod pl. ered o ereid (ÓROT). Ered è altrove la forma usuale, sebbene appaia anche eryd; regolarmente, dovremmo aspettarci che un sostantivo con le vocali o-o abbia una forma plurale in e-y. Nelle Lettere:224, Tolkien dà enyd come il pl. di onod "ent" ed afferma che ened potrebbe essere una forma adoperata in Gondor. Orod pl. ered può essere un caso simile, ma sembra che ereid dovrebbe essere ignorato.

Nelle Etimologie troviamo anche pochi esempi di A-A che pluralizza in E-E invece di E-AI:

adab "edificio, abitazione", pl. edeb (TAK)
adar "padre", pl. eder (or edeir) (ATA)
falas "riva", pl. feles (PHAL)
nawag "nano", pl. neweg (or neweig) (NAUK)
salab "erba [officinale, N.d.T.]", pl. seleb (SALÁK-WÊ)
e potremmo aggiungere belen oltre a belein (BAL). Le forme belen, neweig ed edeir possono essere innocentemente ignorate, per le ragioni discusse sopra. Anche Eder può essere ignorato (la forma edair "padri" è ben attestata in Sindarin maturo). Tuttavia, feles, edeb, neweg e seleb possono reggere come forme lievemente irregolari, invece delle attese *felais, *edaib, *newaig, *selaib. Il Sindarin è inteso come un linguaggio naturale, non costruito, così poche irregoarità sono da aspettarsi.

Il Plurale di Classe

Accanto al normale plurale, il Sindarin ha anche un cosiddetto plurale di Classe, o plurale collettivo. In RGEO:74, Tolkien afferma che "il suffisso -ath (originariamente un suffisso sostantivo collettivo) era adoperato come un plurale di gruppo, abbracciando tutti gli oggetti del medesimo nome, o quelli associati in qualche speciale disposizione od organizzazione. Così elenath (come plurale di êl, pl. [irregolare] elin) significa 'la moltitudine delle stelle': sc. (tutte) le stelle (visibili) del firmamento. Cfr. ennorath, il gruppo delle terre centrali, che integrano la Terra di Mezzo. Notare anche Argonath, 'la coppia di pietre reali,' all'ingresso per Gondor; Periannath, "gli Hobbit (come una razza)," come pl. collettivo di perian, 'halfling' (pl. periain)." La Lettera al Re fornisce più esempi: sellath dîn "le sue [di lui, N.d.T.] figlie" ed ionnath dîn "i suoi [di lui, N.d.T.] figli", riferendosi a tutti i figli e le figlie di Sam come gruppi. In alcuni casi, -ath sembra avere una forma più lunga -iath. WJ:387 dà firiath come il plurale di classe di feir "un mortale" (normale plurale fîr); cfr. anche la forma "pl. collettiva" giliath in LR:358 radice GIL (come in Osgiliath, "Fortezza delle Stelle" [l'originale riporta "Cittadella" in luogo di "Fortezza", N.d.T.]). Sembra che la i in più prima di -ath sia un residuo di un primevo y che qui è preservato (l'iniziale firya "mortale", gilya "stella").
In alcuni casi, sembrano essere usate altre desinenze che non -ath, tali come -rim "popolo"; in WJ:388, Nogothrim è detto essere il plurale di classe di Nogoth "Nano". Ancora un'altra desinenza è -hoth "gente, folla, orda", cfr. Dornhoth [traduzione incerta, N.d.T.] , un altro termine Elfico per i Nani. L'Appendice del Silmarillion (voce hoth) afferma che tale desinenza è "per lo più in senso peggiorativo" e menziona l'esempio Glamhoth "Orda Assordante", una metafora poetica Elfica per gli Orchi. Colui che per primo chiamò i Nivei di Forochel Lossoth (per *Loss-hoth, loss = "neve") evidentemente non li gradiva. Nelle Lettere:178, Tolkien spiega che mentre il normale plurale di orch "Orco" è yrch, "gli Orchi, come una razza, oppure l'insieme d'un gruppo precedentemente menzionato sarebbe stato orchoth" (per *orch-hoth, evidentemente). Potrebbe essere discusso se forme come Nogothrim e Lossoth siano realmente forme "plurali" o semplicemente composti: Popolo dei Nani, Orda Nivea. Vocaboli con la desinenza "collettiva" -ath sono visti assumere l'articolo plurale in, così essi sono evidentemente considerati plurali. Vocaboli in -rim ed -hoth sembrano comportarsi nella medesima maniera; cfr. il nome Tol-in-Gaurhoth "Isola (de)i Lupi Mannari"(Silmarillion cap. 18, ove il nome è tradotto semplicemente "Isola di Lupi Mannari" [non è il caso dell'edizione italiana, N.d.T.]). Nelle Lettere:178, Tolkien non dichiara che "i plurali generali [mio corsivo] erano assai frequentemente resi dall'aggiunta ad un nome (oppure un nome di luogo) di qualche termine indicante 'tribù, stuolo, orda, popolo' " - vale a dire le desinenze che sono state discusse qui.

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I sostantivi Sindarin, tanto quanto altre parti dell'idioma, sono spesso soggetti a certe regolari modifiche delle consonanti iniziali. A queste dobbiamo ora volgere la nostra attenzione.

Lenizione

La lenizione, "ammorbidimento", è una preminente caratteristica della fonologia Sindarin (e gallese!). Essa è anche denominata "mutazione blanda". In certi contesti, la consonante iniziale di un vocabolo è alterata. Le esplosive afone p, t, c sono volte nelle loro controparti foniche b, d, g; similmente, lh ed rh vengono sonorizzati l ed r. Le esplosive foniche b e d sono volte nelle spiranti v e dh, mentre la g sparisce del tutto. La m, come la b, è lenita in v. Talvolta la lenizione prodotta da m è compitata mh, sebbene sia evidentemente pronunciata v nella Terza Era; tempi più antichi mh era una v distintamente nasale. (Confrontare SdA Appendice E, nella discussione delle Rune: "Per il Sindarin (arcaico) era necessario un segno indicante una m aspirata (o una v nasale).") La lenizione di m in v e di g in nulla è talvolta ignorata. Talvolta sembra anche che la lenizione di d in dh sia ignorata, ma ciò può essere dovuto a inaccurate trascrizioni da parte di Tolkien: osserva Christopher Tolkien, "mio padre originariamente alterò la forma fonica di th (come nel moderno inglese then) nei nomi Elfici in d, dacché (com'egli scrisse) dh non è usato in inglese e pare naturale. In seguito egli cambiò la sua opinione sul punto," prevalendo l'accuratezza linguistica (UT:267). Nondimeno, l'inaccurata trascrizione persiste in molti testi pubblicati. Elenchiamo Dor Dhínen come un esempio della lenizione d > dh sotto, il secondo elemento essendo dínen quand'è isolato - ma la forma inaccurata "Dor Dínen" è utilizzata nell'edizione pubblicata del Silmarillion.

Vi sono esempi di varie lenizioni:

p > b - la frase "e Samvise (Perhael)" è in Sindarin a Berhael (a = "e", sebbene ar sia usato nel Sindarin dall'influenza Quenya della Lettera al Re). La tradizionale interpretazione è stata che è la congiunzione che innesca la lenizione del vocabolo seguente, ma nuovo materiale dimostra che la congiunzione non causa lenizione. (Una migliore spiegazione sembra essere che Perhael sia lenito in quanto è inteso qui come l'oggetto di un verbo; vedere sotto.)

t > d - e.g. palan "lungi" tiriel "avendo fissato" = palan-diriel "avendo fissato da lungi" (RGEO:73, cfr. Lettere:427). Cfr. anche A Tolkien Compass p. 195, ove Tolkien spiega che Nindalf "Striscia umida" è un composto di nîn "umido" e talf "campo pianeggiante".

c > g - comparare calen "verde" con galen nel nome Tol Galen "Isola Verde" (Silm. capitolo 14).

d > dh - e.g. dínen "silente" divenendo dhínen in Dor Dhínen "Terra Silenziosa" (WJ:333, 338; inaccurata trascrizione "Dor Dínen" in molti altri punti.)

b > v - e.g. i Varanduiniant per "il ponte di Baranduin" nella Lettera al Re.

g > nulla, talvolta marcato da ' ad indicare che una g è stata lenita a zero: Curunír "Saruman" + *glân "bianco" = Curunír 'Lân "Saruman (il) Bianco" (UT:390).

m > v - confrontare Eryn "Bosco" + Morn "oscuro" = Eryn Vorn "Bosco Scuro" (UT:436, 262); cfr. anche Elvellyn "Amici degli Elfi", che è El + mellyn (WJ:412)

lh > l - e.g. aer "sacro" + lhinn "canto" = aerlinn "inno, canto sacro" (RGEO:70, in scrittura Tengwar)

rh > r - e.g. mith "grigio" + rhandir "pellegrino" = Mithrandir "Grigio Pellegrino" (MITH, RAN, SdA passim)

s > h - e.g. calen "verde" + sad "luogo, posto" = Calenhad "Spazio Verde" (UT:425)

Da questi esempi ed altro materiale, qualche regola può essere addotta:
1) La maggior parte delle particelle innesca lenizione del vocabolo seguente. Le particelle comprendono varie preposizioni e l'articolo i "il": rhass "precipizio", i rass "il precipizio" (vedere KHARÁS nelle Etimologie). Nelle Lettere:279, Tolkien commenta sulla lenizione c > g e nota che essa è utilizzata "dopo particelle strettamente connesse (come l'articolo)". (La congiunzione a "e" non causa lenizione, comunque. Questo è un tradizionale malinteso che antecedenti versioni di tale articolo sfortunatamente riflettono.)
2) Quando un sostantivo è usato come il secondo elemento di un composto, è lenito (Calenhad per *Calensad, Nindalf per *Nintalf). In conformità con ciò, Tolkien afferma (nelle Lettere:279) che "le iniziali dei vocaboli nella composizione" sono lenite (egli usa l'esempio Gil-galad, che rappresenta *Gil-calad "Luce di Stella ['Stella di Radianza' nell'edizione italiana del Silmarillion, N.d.T.]"; cfr. il non lenito calad "luce" in UT:65 - un'altra spiegazione dell'elemento galad è data in PM:347, tuttavia). In RGEO:73, Tolkien menziona the "la modifica S. della mediale t > d": palan-díriel per *palan-tíriel.
3) Quando un aggettivo segue il sostantivo che esso descrive, l'aggettivo è lenito (Tol Galen per *Tol Calen "Isola Verde", Eryn Vorn per *Eryn Morn "Bosco Oscuro").

Una quarta regola sembra essere che un sostantivo è lenito quando occorre come l'oggetto di una proposizione. Confrontare l'invocazione di Gandalf dinanzi alle Porte di Moria: Lasto beth lammen, "ascolta la parola della mia lingua" (beth essendo la forma lenita di peth "parola"). Cfr. anche una linea della Lettera al Re: ennas aníra i aran...suilannad mhellyn în, "là il re desidera... salutare i suoi amici", mhellyn essendo la forma lenita di mellyn "amici" (ortografia variante di vellyn come in Elvellyn "Amici degli Elfi" sopra?) Il verbo può pure essere inteso: al Campo di Cormallen, i Portatori dell'Anello sono appellati come Daur a Berhael "Frodo e Samvise", una frase lenita che evidentemente rappresenta Taur a Perhael; tali nomi erano evidentemente intesi come l'oggetto di un verbo omesso, come "lodate".
Ci si interroga se la mancanza di lenizione fu la ragione del perché Gandalf fraintese l'iscrizione sul Cancello di Moria: Pedo mellon a minno, "dì 'amico' ed entra [l'originale non contiene alcun elemento che somigli vagamente ad un plurale: confesso di non essere propriamente del mestiere, ma mi domando che libro ha tradotto Vicky Alliata di Villafranca. Sicuramente non SdA, N.d.T.]". Gandalf, come rievochiamo, a tutta prima pensò che essa intendesse "dì, amico, ed entra". Normalmente, mellon dovrebbe presumibilmente essere stato lenito come l'oggetto di pedo "parla" (*pedo vellon), ma quello che realizzò l'iscrizione aveva evidentemente ignorato le normali regole di lenizione e dato alla parola mellon esattamente la forma che doveva esser espressa per aprire le porte. (Naturalmente, non sappiamo esattamente come il meccanismo "magico" o paratecnologico operasse dietro le porte, ma deve essere stato qualche sorta di intelligenza artificiale rispondente soltanto alla sequenza di suoni M-E-L-L-O-N.) Forse fu a causa di ciò che Gandalf a tutta prima non comprese che mellon era l'oggetto di pedo "dì, parla" e invece lo prese come un vocativo: "Parla, o amico!" Può essere che la forma del Sindarin adoperata in tale iscrizione non usasse affatto la lenizione di m in mh/v, ma effettivamente vi è una variante dell'iscrizione sul Cancello di Moria ove le tengwar sembrano recitare pedo mhellon invece di pedo mellon. (Vedere J. R. R. Tolkien: Artist & Illustrator p. 158.)

NOTA: Tolkien rivide le regole di lenizione ripetutamente. Una regola obsoleta può essere menzionata. Come notato sopra, il genitivo può essere espresso dal solo ordine dei vocaboli in Sindarin: Ennyn Durin Aran Moria, "Porte (di) Durin Signore (di) Moria". Secondo una regola che Tolkien più tardi rigettò, il secondo sostantivo di una tale costruzione è lenito. Pertanto, il primo abbozzo dell'iscrizione sul Cancello di Moria aveva la lezione Ennyn Dhurin Aran Voria, con Durin e Moria leniti. Confrontare Ar Vanwë, Ar Velegol, Ar Uiar per "Giorno di Manwë", "Giorno di Belegol (Aulë)", "Giorno di Guiar (Ulmo)" in LR:369 (b ed m lenite in v e g a zero). Dopo la revisione, le forme dovrebbero presumibilmente essere *Ar Manwë, *Ar Belegol, *Ar Guiar.

Le spiranti f, th, ch non subiscono lenizione di sorta, cfr. muinthel "cara sorella" (muin + thel); normalmente il secondo elemento di un composto dovrebbe essere lenito. Vedere MOY, THEL nelle Etimologie.

Mutazione nasale

"Mutazione Nasale" può suonare come qualcosa tratto da un film orrorifico (o da Pinocchio). Si riferisce, comunque, ad un altro importante fenomeno nella fonologia Sindarin, spesso visto in connessione con l'articolo in, "il" prima di un sostantivo plurale. Tolkien ci dice che "la mutazione nasale... appare dopo l'articolo plurale in: thîw, i Pheriannath" (Lettere:427 - sembra che Humphrey Carpenter nella cura editoriale di tale lettera ritenne che "in" fosse la preposizione inglese piuttosto che l'articolo Sindarin in, dacché non usa corsivi!) La frase i thiw "le lettere" nell'iscrizione sul Cancello di Moria all'apparenza non contiene in, sebbene "rune" sia un sostantivo plurale. Un'altra anomalia sembra essere che "rune" è dato come thiw, mentre SdA Appendice E (sezione II, "Scrittura") dà invece tîw: "il Tengwar o Tîw, da me tradotto in 'lettere'..." La lunga î diviene una corta i in quanto il vocabolo non è più un monosillabo quando l'articolo è prefisso, ma perché l'iniziale t diviene th? Effettivamente i thiw rappresenta *in tiw! In qualche punto nell'evoluzione dal Telerin Comune al Sindarin, la n fu assimilata alla seguente t, così emerse una forma come *it tiw. Più tardi, la doppia tt fu mutata nella spirante th, producendo i thiw (confrontare th per tt negli affini come il Quenya quetta = Sindarin peth "parola"). Similmente, la n fu assimilata ad una seguente p o c, producendo pp e cc, che posteriormente divennero ph (= f) e ch. Quando il vocabolo successivo iniziava in un'esplosiva fonica, come b, d, g, la nasale n si fuse nel vocabolo successivo producendo mb (per *nb), nd, ng, ma queste combinazioni non mutarono in seguito:


n + p = ph (e.g. in "i (pl.)" + periannath "halfling [pl., N.d.T.]" = i pheriannath "gli halfling", oppure a Pherhael per *an Perhael "a Samwise" nella Lettera al Re)
n + t = th (e.g. in "le" + tîw "lettere, marchi" = i thiw "le lettere, i marchi")
n + c = ch (e.g. in "le" + cirth "rune" = i chirth "le rune)
n + b = mb (e.g. in "le" + bair "terre" = i mbair "le terre")
n + d = nd (e.g. in "gli" + dengin "uccisi" = i ndengin "gli uccisi")
n + g = ng (e.g. nuin "sotto le" + giliath "stelle" = nui ngiliath "sotto le stelle" - ma ciò è spesso ignorato; vedere sotto.)

Sembra che n + h produca ch; cfr. i chîn "i figli" (come in Narn i Chîn Húrin), presumibilmente per *in hîn.

Tolkien è incoerente nela sua compitazione di n + g. Per "sotto le Stelle", uno degli esempi qui sopra, non troviamo soltanto nui Ngiliath (LR:249), ma anche semplicemente nuin Giliath (LR:378). Egli è anche incoerente circa n + d. "Tumulo di Massacro" (dengin) è variamente Haudh-i-Ndengin (LR:374) e la forma con doppia N Haudh-in-Ndengin (Silm cap. 20). Vi è anche Bar-en-Danwedh invece dell'atteso *Bar-e-Ndanwedh (UT:100, Silm cap. 21). La regola rigidamente corretta pare essere che n + d fornisca propriamente l'iniziale nd, ma Tolkien talvolta adoperò un'ortografia che riteneva dovesse parere meno inconsueta ai suoi lettori: come Bar-en-Danwedh invece dell'effettiva forma Sindarin *Bar-e-Ndanwedh. Dopo tutto, la pronuncia dovrebbe essere virtualmente la stessa. La forma Haudh-in-Ndengin sembra essere supercompleta [brrr! N.d.T.]; la lezione Haudh-i-Ndengin da LR:374 è da preferire. (In SdA Appendice A troviamo Haudh in Gwanur *"Tumulo dei Gemelli" invece di *Haudh i Ngwanur. Cfr. anche Annon-in-Gelydh invece di *Annon-i-Ngelydh per "Porta dei Noldor" in UT:18 e nel Silmarillion.)

Un'altra incongruenza non è colpa di Tolkien. Nei Racconti Incompiuti, leggi Narn i Chîn Húrin per Narn i Hîn Húrin. In LR:322, Christopher Tolkien confessa: "Narn i Chîn Húrin... è così compitato a tutte le occorrenze, ma è impropriamente modificato da me in Narn i Hîn Húrin (in quanto non volevo che Chîn fosse pronunciato come nel moderno inglese chin.)"

La mutazione nasale sembra essere innescata soltanto dagli articoli e preposizioni che terminano in n. Essa non appare se accade che un vocabolo che finisce in n sia seguito da un vocabolo con una iniziale esplosiva: cfr. un nome come Emyn Beraid, non **Emy Mberaid. Ciò ha valore anche nei composti: nelle Lettere:427, Tolkien fa notare che palan "lungi" + tíriel "avendo fissato" non produce **pala-thíriel "avendo fissato da lungi", ma palan-díriel con la normale lenizione t > d.

Sostantivi Sindarin inflessi

Qui ci sono alcuni esempi di come i vari sostantivi Sindarin possono essere inflessi, elencati secondoo il loro suono iniziale. Non ho asteriscato alcuna di tali forme, sebbene la maggior parte di esse sia costruita da me secondo i modelli di Tolkien invece d'essere effettivamente attestate nel nostro assai ridotto corpus. Al singolare do le forme lenite dopo l'articolo; la forma lenita dovrebbe anche apparire quando il sostantivo è un oggetto che segue il suo verbo e dopo congiunzioni come a "ed", pure se nessun articolo è presente (e.g. *a rass "ed un precipizio [rhass]", *a chaudh "ed un tumulo [haudh]", *e teithant gerth "egli scrisse una runa [certh]").
Non è interamente chiaro come la n dell'articolo plurale in si comporta prima di lh e rh; ho qui assunto che essa sia perduta e la consonante che segue sia sonorizzata in l, r. (Prima della s, m ed n, in è semplicemente ridotto a i - sebbene Tolkien sperimentò un poco, modificando Bar-in-My^l "Dimora dei Gabbiani" in Bar-i-My^l, vedere WJ:418 nota 8.)


VOCALE INIZIALE: aran "re", i aran "il re". Plurale erain "re" (nessuna speciale forma lenita; la vocale iniziale non può subire alcuna tale modifica), in erain "i re" oppure "dei re". Qui possiamo vedere la n dell'articolo plurale in, che è per altri versi spesso estromessa nel processo di mutazione.
C: certh "runa", i gerth "la runa". Plurale cirth "rune" (lenito girth), i chirth "le rune" oppure "delle rune"
B: Balan "Vala", i Valan "il Vala". Plurale Belain "Valar" (lenito Velain), i Mbelain "i Valar" oppure "dei Valar". (Ma nel caso di originali radici in MB-, come bunn "muso" da MBUD, l'originale gruppo iniziale riappare seguendo l'articolo i per il singolare "il": i mbunn, non **i vunn. Vedere "Ripristino dei primitivi gruppi iniziali" sotto.)
D: doron "quercia", i dhoron "la quercia", deren "querce" (lenito dheren), i nderen "le querce" (Ma nel caso di originali radici in ND-, come dam "martello" dalla radice NDAM, l'originale gruppo iniziale riappare seguendo l'articolo i per il singolare "il": i ndam, non **i dham.)
G: galadh "albero", i 'aladh "l'albero". Plurale gelaidh "alberi" (lenito 'elaidh), i ngelaidh (OPPURE semplicemente in gelaidh) "gli alberi" o "degli alberi". (Ma nel caso di originali radici in NG-, come golw "tradizione" da NGOL, l'originale gruppo iniziale riappare seguendo l'articolo i per il singolare "il": i ngolw, non **i 'olw oppure **i golw.)
H: harw "ferita", i charw "la ferita". Plurale herw (lenito cherw) "ferite", i cherw "le ferite" o "delle ferite"
LH: lhoch "boccolo", i loch "il boccolo", lhych "boccoli" (lenito lych), i lych (?) "i boccoli" oppure "dei boccoli"
M: mellon "amico", i mhellon/i vellon "l'amico". Plurale mellyn "amici" (lenito mhellyn, vellyn), i mellyn "gli amici" o "degli amici"
P: perian "halfling, hobbit", i berian "l'halfling". Plurale periain "halfling" (lenito beriain), i pheriain "gli halfling" o "degli halflings"
RH: rhass "precipizio", i rass "il precipizio". Plurale rhess (lenito ress), i ress (?) "i precipizi" oppure "dei precipizi"
S: sarn "pietra", i harn "la pietra". Plurale sern "pietre" (lenito hern), i sern "le pietre" o "delle pietre" (confrontare i Sedryn "i Fedeli", pl., per *in Sedryn in UT:431).
T: telch "gambo", i delch "il gambo". Plurale tilch "gambi" (lenito dilch), i thilch "i gambi" o "dei gambi".

Vocaboli che iniziano nelle spiranti f, th apparentemente non subiscono mutazioni; la n dell'articolo plurale in scompare (cfr. i-Fennyr per *in-Fennyr in LR:387, radice SPAN). Vocaboli che iniziano in n si comportano allo stesso modo, cfr. i Negyth per *in Negyth "i Nani" (WJ:338). La n non può essere lenita.

Il comportamento dell'"articolo genitivale" en "del" e della sua più corta variante e è alquanto confuso. Talvolta esso è visto innescare mutazione blanda (lenizione), talvolta no. David Salo pensa che possa avere qualche sorta di senso dall'assunzione che en discenda dall'antecedente *ina, ma non vogliamo entrare in una discussione sulle complessità fonologiche qui. La conclusione fa più o meno così:
- Prima delle vocali, prima della f e probabilmente anche prima di th, l'articolo genitivale prende la forma en, ed il vocabolo seguente è invariato: en·Êl "della Stella" (MR:373), en-Faroth "dei Cacciatori" (UT:149). Così essa fa prima della n; cfr. en-Nibin-Noeg "dei Nanerottoli". Nessun esempio mostra come en si comporta prima di vocaboli in m; la mia miglior supposizione è che la forma breve e sia ivi utilizzata.
- Prima delle occlusive afone (P, T, C) l'articolo genitivale prende la forma breve e e la seguente occlusiva subisce lenizione (in B, D o G, rispettivamente). Perciò e·Dinúviel "dell'Usignolo" (Tinúviel!)
- Prima delle occlusive foniche (B, D, G) l'articolo genitivale parimenti prende la forma breve e, e la consonante seguente è invariata: perciò dant "caduta" > e·Dant "della Caduta". (Ma e·'rach "dell'invettiva" mostra lenizione di *grach "invettiva", ed in en-Glad "del bosco" la forma lunga en è usata invece di e. Perché non **e-Grach ed **e-Glad? Hmmm...)
- Una eccezione alla regola [citata, N.d.T.] sopra è che prima delle iniziali b, d, g che derivano dalle antecedenti *mb, *nd, *ng, tale gruppo è risorto seguendo l'articolo genitivale, che in tale ambiente prende la forma e: perciò e·mbar "della dimora", dacché bar "dimora" viene da una radice MBAR. La costruzione Taur-e-Ndaedelos "Foresta della Grande Paura" in SdA Appendice F deve esser spiegata in un modo simile. Normalmente, dovremmo attenderci **Taur-e-Daedelos senza modifica della consonante iniziale in Daedelos (cfr. e·Dant). Sembra che Tolkien decise che tale vocabolo giunga da una più antica radice in ND- (mentre Daedelos, o Daedhelos, è fatto derivare da DAY, non *NDAY, nelle Etimologie). In quel caso, l'iniziale nd dovrebbe essere preservata seguendo l'articolo e "del", producendo la forma e-Ndaedelos che troviamo in Appendice F. La forma Bar-en-Danwedh "Casa del Riscatto" nel Silmarillion deve essere una compitazione alternativa di *Bar-e-Ndanwedh, poiché l'elemento iniziale in Danwedh chiaramente deriva dalla radice NDAN.

Ripristino dei primitivi gruppi iniziali

Abbiamo già menzionato alcuni degli effetti di tale fenomeno. Nell'Appendice E di SdA, Tolkien nota che "le combinazioni nd, mb, ng ,[erano] particolarmente frequenti nei primi idiomi Eldarin [la frase originale inglese è alquanto differente da quella pubblicata, N.d.T.]". Inizialmente tali gruppi erano semplificati in d, b, g in Sindarin: *ndîse > dîs "sposa", *mbundu > bund "naso", *ñgolodô > Golodh "Noldo". Tuttavia, la nasale di questi gruppi è risorta (o non fu mai

perduta) seguendo gli articoli i "il" o e "del" (sg), così "la sposa, il naso, il Noldo" sono presumibilmente i ndis, i mbund, i Ngolodh. (Notare che le vocali lunghe dei vocaboli monosillabici divengono corte quando l'articolo è prefisso, perciò dîs > i ndis, non **i ndîs - sfortunatamente, la forma erronea occorreva nelle versioni iniziali di tale articolo. Ma lo stesso Tolkien non è interamente coerente circa questo; cfr. i chîn piuttosto che *i chin per "i figli" in LR:322. Può essere che l'articolo genitivale en, e "del" non causi alla vocale di divenire corta; cfr. en·Êl, non **en·El, per "della Stella".) Un esempio attestato di una primitiva nasale che viene ripristinata è *gaurhoth "stuolo di mannari" > i ngaurhoth *"lo stuolo di mannari" nell'incantesimo di fuoco di Gandalf (la forma normale gaur "lupo mannaro" è menzionata nell'Appendice del Silmarillion).

NOTA: Tale fenomeno non deve essere confuso con i gruppi iniziali nd, mb, ng che derivano dalla n che è assimilata ad una d, b, g seguente, siccome "i nasi" è probabilmente *i mbynd (per in bynd). Se bund discendeva da **bundu invece di *mbundu, "i nasi" dovrebbe ancora essere i mbynd, ma il singolare "il naso" dovrebbe essere stato **i vund (con la normale lenizione della b in v) invece di i mbund.

Qui segue la maggior parte dei vocaboli noti coinvolti in tale fenomeno. Presumo che un verbo che segue la i quand'essa è usata come un pronome relativo ("quello, che") si comporta nella medesima maniera di un sostantivo che segue la i quando usata come un articolo determinativo ("il").

1: B > MB
I vocaboli "traffico" derivati dalla primitiva radice MBAKH:

bachor "venditore ambulante" > i mbachor "l'ambulante"
bach "articolo (per scambio)" > i mbach "l'articolo"
La coppia "sventura" da MBARAT:
barad "destinato" > i mbarad "il destinato"
bartho- "condannare" > i mbartha "[uno che] condanna"
La coppia "pane" da MBAS:
bast "pane" > i mbast "il pane"
basgorn "pagnotta" > i mbasgorn "la pagnotta"
Il gruppo "costrizione" da MBAD e MBAW:

bann (band) "sequestro, prigione" > i mbann (i mband) "la prigione"
baug "tirannesco, crudele, oppressivo" > i mbaug "il tiranno"
bauglo "opprimere" > i mbaugla "[uno che] opprime"
bauglir "tiranno, oppressore" > i mbauglir "il tiranno"
baur "bisogno" > i mbaur "il bisogno"

Il gruppo "festivo" da MBER:

bereth "festa, festival" > i mbereth "la festa" (but mereth > i vereth o semplicemente i mereth può essere più usuale, cfr. Mereth Aderthad, non *Bereth Aderthad, nell'edizione pubblicata del Silmarillion)
beren "festivo, gaio, gioioso" > i mberen "il festivaliero [sic, N.d.T.]" (contrasta con l'omofono beren "ardito" > i veren "l'ardito [uno]")

Miscellanea:

bar "patria, terra" > i mbar "la patria" (radice MBAR, ma tale vocabolo non è dato in Etim)
both "pozza, piccolo stagno" > i mboth "la pozza" (MBOTH)
bunn (bund) "muso, naso, capo" > i mbunn (i mbund) "il muso" (MBUD)

2: D > ND
Il gruppo "che uccide" da NDAK:

daen "cadavere" > i ndaen "il cadavere"
dangen "ucciso" > i ndangen "l'ucciso (uno)"
dagor (più antico dagr) "battaglia" > i ndagor (i ndagr) "la battaglia"
daug "(Orco) guerriero" > i ndaug "il guerriero"
Il gruppo "martellante" da NDAM:
dam "martello" > i ndam "il martello"
damna- "martellare" (leggi *damma?) > i ndamna (*i ndamma) "(uno che) martella"

La coppia "capo" da NDOL:

dôl "capo" > i ndol "il capo" (abbrevio la vocale, ma ciò può essere discrezionale)
dolt "bitorzolo tondo, bozzo" > i ndolt "il bitorzolo tondo"
(Questi possono essere alquanto incerti; David Salo argomenta che dôl si comporta come un normale vocabolo in D, perciò *i dhol. Comparare il nome del monte Fanuidhol.)

Miscellanea:

dûn "ovest" > i ndun "l'ovest" (NDÛ)
Dân "Elfo Nandorin" > i Ndan "L'Elfo Nandorin" (NDAN)
doer "sposo" > i ndoer "lo sposo" (NDER; in Sindarin maturo, leggi daer per il "Noldorin" doer.)
dess "giovane donna" > i ndess "la giovane donna" (NDIS)
dor "terra" > i ndor "la terra" (NDOR)
dortho "restare" > i ndortha "(uno che) resta" (NDOR)
doll "oscuro" > i ndoll "l'oscuro" (NDUL)
3: G > NG

La coppia "arpeggio" da ÑGAN:

gandel, gannel "arpa" > i ngandel, i ngannel "l'arpa"
ganno "suonare un'arpa" > i nganna "(uno che) suona un'arpa"

Il gruppo "lupo" da ÑGAR(A)M e ÑGAW:

garaf "lupo" > i ngaraf "il lupo"
gaur "mannaro" > i ngaur "il mannaro" (cfr. i ngaurhoth in uno degli incantesimi di fuoco di Gandalf).
gawad "ululato" > i ngawad "l'ululato"
Il gruppo "saggio" da ÑGOL:
golw "tradizione" > i ngolw "la tradizione"
golwen "saggio" > i ngolwen "il saggio (uno)"
goll "saggio" > i ngoll "il saggio (uno)"
gollor "mago" > i ngollor "il mago"
Golodh "Noldo" > i Ngolodh "il Noldo"
gûl "magia" > i ngul "la magia"
Golovir "Silmaril, gioiello Noldo" > i Ngolovir "il Silmaril"

ed infine il vocabolo per "morte":

gûr "morte" > i ngur "la morte" (anche guruth, i nguruth) (ÑGUR)
Se l'articolo genitivale en "del" ha una forma alternativa e, dobbiamo presumere che e·mbar "della casa" (UT:54, MR:373) sia un esempio dell'originale mb che viene ripristinato piutttosto che la n di en che viene assimilata alla b di bar "casa".

I PARTICIPI

Il nome Talath Dirnen "Piana Vigilata" fornisce un esempio di un participio passato, *tirnen "vigilato", qui lenito in dirnen come ogni altro aggettivo che segue il sostantivo che descrive. La radice è tir- "osservare, guardare" (cfr. Minas Tirith "Torre [di] Guardia, Vedetta), così la desinenza corrispondente all'inglese -ed sembrerebbe essere -nen. Una più lunga forma -annen è vista in mae govannen "benincontrato" (Lettere:308). Secondo LR:388, radice SUK, il participio passato di sogo "bere" è sogennen; ciò può essere un travisamento per *sogannen. Cfr. prestannen "influenzato" come il participio passato di presto "influenzare" (LR:380, radice PERES). Le Etimologie elencano anche pochi participi passati in -en: dannen "caduto", dolen "celato" (DAT, DUL in LR:354-355).

Il participio presente (o attivo) sembra avere varie desinenze, tutte corrispondenti all'inglese -ing. Una desinenza è -l, vista in chwiniol "turbinoso" da chwinio "turbinare" (LR:388, radice SWIN). Cfr. anche glavrol "balbettio" da glavro "balbettare" (GLAM). Vi è anche la più lunga desinenza -iel, forse usata su radici verbali "elementari" o prive di desinenza: cfr. *tiriel "contemplando" (lenito diriel in palan-diriel "contemplando lontano", RGEO:72). Secondo Tolkien, palan-díriel con una radice vocale lunga (í) significa "avendo contemplato da lungi", mentre palan-diriel con una vocale corta indica "contemplando lontano": perfetto vs. presente (RGEO:73).

I VERBI

Il sistema verbale Sindarin non è completamente compreso - proprio l'opposto. Possono farsi alcune osservazioni generali.

Per iniziare con qualcosa di semplice, l'imperativo ha la desinenza -o. Ve ne sono molte attestazioni; cfr. per esempio l'iscrizione del Cancello di Moria (pedo mellon a minno, "dite amici ed entrate") o il grido di battaglia degli Edain del nord: Lacho calad! Drego morn! "Fiammeggia Luce! Fuggi Notte!" (UT:65).

Il presente ha la desinenza -a in alcuni esempi attestati, come penna "che digradano" nell' inno A Elbereth Gilthoniel, o thia "pare" in LR:392 (evidentemente il presente di thio, glossato "sembrare"). Cfr. anche guinar come il presente plurale di cuino "essere vivo" alla voce KUY in LR:366 (la lenizione c > g è incidentale ed irrilevante). Ma tûl "giunge" nell'esclamazione di Húrin tûl acarn "giunge la vendetta" (WJ:301) non ha desinenza. Tûl fu emendato da Tolkien da tôl, e quest'ultima forma occorre nelle Etimologie (radice TUL), ove è glossata "egli viene" - in altri vocaboli, essa è la forma di 3. persona singolare. Le Etimologie elencano altre due forme presenti di tal fatta, sôg *"beve" e tôg *"porta", dalle radici SUK, TUK. In conformità con la modifica di Tolkien tôl > tûl, tali forme dovrebbero evidentemente essere emendate in *sûg, *tûg in Sindarin maturo.

Il nostro solo ed unico esempio di un perfetto mostra la desinenza -i: ú-chebin estel anim, "non ho conservato alcuna speranza per me" (dal linnod di Gilraen; la desinenza -n indica "io").

Quando ci portiamo sull'infinito, le cose si fanno un po' più complicate. Nella Lettera al Re, diverse forme in -ad sono tradotte come infiniti: tírad "vedere", suilannad "salutare". Quest'ultimo vocabolo sembra incorporare il termine per "dare" (lert. *"dare saluto"?), ma in LR:348 troviamo anno "dare" con un infinito in -o. Le forme -o delle Etimologie sono realmente infiniti; abbiamo già menzionato thio "sembrare" vs. la sua forma presente thia "pare, *sembra" e [c]uinar come il presente (con la desinenza plurale -r) di cuino "essere in vita" (THÊ, KUY). Ciò indica che Tolkien modificò la desinenza infinita "Noldorin" -o in -ad in Sindarin maturo (anno > annad)? Nelle Etimologie, vi è anche un'altra desinenza infinita -i, affine del Quenya -. Sotto TIR "ossevare, guardare", tiri (o tirio) è dato come l'infinito di tale verbo, ma nella Lettera al Re troviamo invece tírad. Ciò può supportare la teoria per cui Tolkien rivisitò il sistema verbale e decise per -ad come la desinenza infinita. In opere antecedenti, -ad appare già come una desinenza sostantiva verbale, e non vi è grande salto semantico dal sostantivo verbale all'infinito. (Invero potremmo teorizzare che tale modifica accadde entro i miti, -o e -i essendo le desinenze infinite preferite nella, diciamo, Prima Era, ma posteriormente esse furono spiazzate da -ad!) Ma vi è anche un'altra interpretazione che permette di accettare tutte le forme nel corpus: gli autentici infiniti sono le forme in -o (-io) ed -i che sono note dalle Etimologie. Le forme in -ad sono realmente gerundi. Questa è l'interpretazione che io ora come ora penso sia quella giusta (e David Salo concorda).

Il passato spesso apparentemente ha la desinenza -ant. In LR:391 troviamo teitho "scrivere" (di nuovo un infinito in -o!), e l'iscrizione sul Cancello di Moria ci fornisce il passato teithant "scrisse". Il passato di tiri, tirio "guardare" (> tírad) è dato in Etim come tiriant (LR:394, radice TIR), ed il passao di ortho "sollevare" è dato come orthant (LR:379, ORO). Tale modello può probabilmente essere applicato a tutti i verbi in -o ed -io in Etim (sebbene damna- "martellare", con ogni possibilità un travisamento per *damma-, abbia il passato dammint invece di *dammant - LR:375 radice NDAM). Vi sono anche alcuni passati che sono formati per infissione nasale. Il passato di sogo "bere" è dato come sunc, formato direttamente dalla radice SUK (cfr. il Quenya *suncë, non attestato). Notare che l'infissione di n avviene prima che la c divenisse g seguendo una vocale come in sogo, e qualunque sia la forma da cui sunc discende (prob. qualcosa come *sunkê), la vocale finale perduta evidentemente non aveva la stessa qualità di quella che causò alla u l'umlaut in o, come in sogo. Parimenti, il vocabolo arphent *"e disse" sembra indicare che il passato di ped- "parlare" sia *pent (qui -phent seguendo una r). Confrontare il Quenya quentë "detto" (il ramo dell'Eldarin cui il Sindarin appartiene volse qu/kw in p). Ancora una volta, l'infissione avvenne prima che la T divenisse D seguendo una vocale (radice KWET > Sindarin ped-); la T di *pent così come la c di sunc fu "salvata" dall'intrusione n che le protesse dalla precedente vocale, e così non divennero d, g. Il vocabolo echant "feci" (lett. "incisi", di lettere) nell'iscrizione sul Cancello di Moria è ancora un altro esempio di un passato formato da infissione nasale. Questa non è una radice *ech- con la desinenza passata -ant, come si può pensare (e come agli inizi gli studenti inevitabilmente pensavano). Echant è un passato formato per infissione nasale dal primitivo *et-kat, "tagliare" (*et-kant > echant). L'infinito è dato in LR:363 come echedi, con la normale modifica di t > d seguendo una vocale (la a della sillaba precedente diviene e in quanto ha umlaut causato dalla finale i). Tuttavia, pare che alcuni passati formati per infissione nasale fossero stati rimpiazzati dalla più frequente desinenza passata -ant. Sotto WED (LR:397) il passato di gwedi "legare" (leggi *gwedhi?) è dato come gwend, formato per infissione nasale prima che la d divenisse dh seguendo una vocale (è anche menzionata la forma assimilata gwenn). Ma "più tardi" il passato divenne gwedhant, formato dall'infinito con la desinenza -ant discussa sopra. Questa è «analogy at work».
Abbiamo un singolo esempio di una via interamente differente di formare il passato, vale a dire agor "feci", passato di *car- "fare" (cfr. la radice KAR-, LR:362). In WJ:415, Tolkien menziona "una primitiva [formazione] passata, marcata come tale dall''aumento' o vocale elementare raddoppiata, e la lunga radice vocalica". Continua egli, "Passati di tale forma erano usuali nei verbi Sindarin 'forti' o primari: come *akâra 'creato, fatto' > S agor" (WJ:415). Vi erano evidentemente molti passati di tale modello; i "verbi primari" sono evidentemente nudi radicali che vengono usati come radici verbali, invece di essere derivati da radicali primitivi con desinenze come -ia o -tha, -da (corrispondenti al Quenya -ya, -ta).
Un'altra forma passata isolata è ónen "ho dato" nel linnod di Gilraen. La desinenza -n significa "io"; ciò suggerisce che -e sia qui la desinenza passata, o essa è giusto una vocale connettiva tra il verbo e la desinenza pronominale? Che ón(e?) sia una forma passata assai irregolare di anno, annad "dare", invece dell'attesa forma *annant?

Il futuro ha la desinenza -tha; cfr. anglennatha "si avvicinerà" nella Lettera al Re o linnathon "io canterò" nell'inno A Elbereth Gilthoniel (*linnatha "canterò" + la desinenza -n "io", che per qualche ragione causa il fatto che la a della precedente sillaba divenga -o). Non è chiaro come -tha sarebbe aggiunta a radici terminanti in una consonante.

I verbi sembrano accordarsi in numero (sotto la radice SUK, sôg è definita una forma "3 sg.", evidentemente indicante "terza persona singolare" ed implicante il fatto che la 3. persona plurale differisca). Nella relativa clausola della frase gyrth i chuinar "morto che vive" (Lettere:417), il verbo è visto assumere la desinenza plurale -r. Confusamente, -r sembra essere una desinenza passiva nella Lettera al Re: Perhael (i sennui Panthael estathar aen), "Samwise (che avrebbe dovuto essere chiamato Fullwise)". Forse essa è realmente una forma in terza persona pl.: *"che essi (= persone in generale) avrebbero dovuto chiamare Samwise".

 

           
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